Coyote vs Acme, ovvero l'uomo contro l'Assurdo

Coyote vs Acme riesce nell'impresa di costruire una trama inedita e avvincente basata su uno dei personaggi più iconici dell'universo dei Looney Tunes, ovvero Willy il Coyote, sfruttando proprio la ripetitività degli sketch riguardanti i suoi tentativi di catturare la sua preda, il roadrunner Beep Beep. Il film riprende infatti i costanti fallimenti del coyote dovuti al malfunzionamento dei dispositivi dell'azienda Acme, che controlla tutto, per elaborare una critica sociale ai monopoli e a fenomeni reali come l'obsolescenza programmata, la manipolazione dei mercati e le psyop pubblicitarie.
È interessante notare come i migliori esempi di film basati su personaggi stereotipici fortemente riconoscibili sono quelli che danno una spiegazione razionale e realistica del loro mondo di riferimento, immaginando come dovrebbero apparire nel nostro mondo. Prima di Coyote vs Acme, un'operazione simile era stata fatta da pellicole come TheLego movie , che riprende lo stile iconico dei giocattoli Lego immaginando che la loro società sia una distopia totalitaria che obbliga i cittadini all'omologazione di massa, oppure Barbie, in cui si ha una società matriarcale in cui i Ken vivono in funzione delle Barbie. Coyote vs Acme, riprendendo lo stile di animazione mista a live action tipica dei celeberrimi Chi ha incastrato Roger Rabbit? e Space Jam, fa la stessa cosa anche sul piano formale, portando i cartoni animati nel nostro mondo.
Il mito di Sisifo
Poiché le tematiche di critica sociale sono più esplicite, porterei l'attenzione sull'aspetto più originale del film, in virtù del quale può essere qualificato come qualcosa di più che una semplice operazione di fan service che riporta in vita le vecchie glorie dei Looney Tunes. La pellicola ne approfitta infatti per mandare un potente messaggio moralmente e psicologicamente rilevante sul benessere esistenziale nella vita concreta di tutti i giorni, al di là di tutte le surreali gag slapstick e dei cameo nostalgici.

Questo perché il personaggio di Willy riceve una più esplicita connotazione come simbolo di resilienza e di autodeterminazione, al punto da ispirare altri personaggi nel corso del film per la sua attitudine nei confronti della vita. Difatti, anche se appare come un animale solitario, privo di doveri e di responsabilità (al punto che nel film viene definito "disoccupato" e schernito per questo), Willy incarna in realtà un valido modello di vita in quanto ha costituito un Progetto autonomo e soggettivamente appagante. L'analisi esistenzialistica del film è scontata se si pensa che viene citato esplicitamente il mito di Sisifo in riferimento a un progetto occulto della Acme che diventa sempre più centrale nella storia.
Questo mito, che racconta la punizione del re di Corinto voluta da Zeus consistente nell'eterno trasporto di un masso su una montagna che rotola a valle non appena arriva in cima, viene ripreso dal celebre filosofo esistenzialista Albert Camus per spiegare la condizione umana, paragonata a un supplizio monotono, faticoso e privo di un senso ultimo. Questa sarebbe una conclusione nichilistica, in grado di condurre a una totale svalutazione della vita, se non fosse che per Camus questa è solo la premessa: dopo la constatazione dell'assenza di senso a livello universale, deve arrivare la ribellione dell'essere umano nei confronti dell'assurdità della sua esistenza. Camus immagina Sisifo felice di trasportare ogni giorno inutilmente il suo masso perché almeno la felicità è in suo potere: si tratta di una corretta osservazione circa la disposizione d'animo individuale, che può essere regolata a prescindere dalle circostanze avverse (più facilmente in uno stato fisiologico; più difficilmente in stati patologici).
Willy e l'esistenzialismo
Willy il Coyote diventa il simbolo dell'uomo assurdo di Camus che compie una rivolta contro l'insondabilità dell'Essere continuando imperterrito nella sua missione di vita, che è catturare Beep Beep, senza preoccuparsi dell'apparente mancanza di senso sottostante, che può scaturire dalla realizzazione che non riesce mai a prenderlo e ripete sempre le stesse giornate inutilmente. Willy rifiuta l'abbattimento nichilistico e sceglie di mandare avanti il suo Progetto con entusiasmo e inventiva che si rinnovano quotidianamente a dispetto delle avversità, simboleggiate dai malfunzionamenti degli oggetti Acme.

Nel cercare di prendere il roadrunner, infatti, Willy riesce a dare sfogo alla sua creatività inventandosi espedienti sempre più improbabili e complessi; in questo modo riesce a canalizzare le sue abilità in una missione specifica che lo motivi ad andare avanti. Per quanto tale missione possa sembrare banale e non edificante sul piano spirituale, il punto dell'esistenzialismo ateo è proprio questo: non si deve cercare di realizzare opere che lasciano il segno nella storia dell'umanità per poter dire di aver vissuto pienamente, poiché basta che le attività portate avanti abbiano un valore soggettivamente percepito da ognuno di noi. L'unico requisito che dovrebbe avere il senso della vita, nel momento in cui non viene percepito come qualcosa di universalmente dato che deve essere scoperto, è quello di permettere un'esistenza per quanto possibile serena: lo scopo di vita diventa così un valore prettamente umano nelle mani del singolo, che cambia da persona a persona in base alle specifiche caratteristiche, esigenze e possibilità di ognuno.
Il Progetto di vita
Qui si scrive "Progetto" con la "P" maiuscola proprio per distinguerlo da un qualsivoglia progetto specifico come possono essere, ad esempio, comprare casa, scrivere un libro o vincere competizioni sportive. Con ciò non si intende dire che questi singoli progetti non possano costituire una ragione di vita, ma solo che non è necessario che lo siano: il senso della vita, se non è mai dato dall'esterno, va ricercato dentro di sé, e non è detto che coincida sempre e solo con le attività comunemente associate alla felicità e alla stabilità. Se il Progetto coincide con un singolo progetto, allora sarà più facile sentirsi realizzati spiritualmente, ma la vita è troppo imprevedibile per saperlo.
Paradossalmente, nel corso di un'esistenza così concepita non sarebbe nemmeno auspicabile portare a termine in maniera definitiva il proprio Progetto, poiché questo comporterebbe una crisi esistenziale e un conseguente periodo indefinito di immobilità dovuta alla percezione di assenza di stimoli. Il Progetto dovrebbe essere ciò che motiva ad andare avanti ogni giorno; quindi, se ridotto a una specifica attività è in realtà molto facile che una volta terminata si percepisca immediatamente un vuoto di senso. Per questo Willy è un simbolo così potente: ogni giorno riesce a vivere la sua vita con relativa serenità perché non raggiunge mai il suo oggetto del desiderio e, di conseguenza, sente sempre dentro di sé la motivazione per agire in vista del suo scopo, tentando di volta in volta di migliorare. E questo è il motivo per cui, sotto sotto, Willy e Beep Beep si considerano amici, pur nella paradossalità della situazione.

Con ciò non si vuole neppure affermare che bisogna arrivare a una situazione così assurda in cui non si combina mai niente e ogni giorno si riprova la stessa cosa. Si dovrebbe prendere spunto dall'attitudine di Willie semplicemente per non perdere mai la forza di volontà nel realizzare i propri progetti. È giusto e doveroso portarli a termine per ottenere la gioia momentanea inerente all'atto, ma se si parla della ragione di vita in senso lato, essa deve provvedere a un senso di appagamento trascendentale, che resti anche al di là di un singolo evento felice; perciò, non si dovrebbe mai approdare a un punto concepito come una meta finale. Al contrario, la vita deve configurarsi come uno Streben fichtiano, un anelito romantico verso l'Infinito, una volontà di potenza tesa al superamento superomistico dei propri limiti: dunque, un'attività che deve nutrirsi di sé stessa e non agire in virtù del suo traguardo. Perché in ambito metafisico non è nemmeno chiaro se ci sia un traguardo: in definitiva, l'importante è vivere la vita e trarre significato esattamente dall'atto (intrinsecamente rivoltoso) di vivere.
L'aspetto psicologico e sociale
La morale di Coyote vs Acme è un grido di speranza in un periodo storico in cui sembra essersi esaurita la possibilità di un futuro migliore a livello globale. Soprattutto considerando che Willy, intentando la causa contro la Acme, riesce anche a fare del bene a livello collettivo, impegnandosi per migliorare la società in senso lato (anche se per ragioni egoistiche, inizialmente). Questo ricorda come la genesi del malessere esistenziale è multifattoriale: seguendo il modello biopsicosociale teorizzato dallo psichiatra George Engel, dovremmo considerare anche gli aspetti sociali, politici ed economici come fonti di stress significativo che possono comportare crisi nel proprio modello di vita, sia a livello teorico che pratico. Proprio perché l'aspetto sociale è quello che più di tutti esula dal controllo del singolo, in questo caso bisogna agire collettivamente per ottenere cambiamenti strutturali: ma ciò non esclude di partire dalla propria interiorità per poi estendere il Progetto verso la collettività.

Dopotutto, per superare le crisi esistenziali esistono diversi approcci psicoterapeutici mirati. Uno dei migliori esempi è la logoterapia dello psicologo austriaco Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento. A differenza della terapia cognitivo-comportamentale (ovvero la più diffusa), che mira a riconoscere i processi disfunzionali di pensiero sottostanti ai comportamenti per modificarli, la logoterapia sposta il focus dell'attività sulla costruzione di un significato per trovare la motivazione di vivere. Questo funziona proprio nei casi in cui il malessere non sembra discendere da pensieri distorti e scorretti, quanto più dalla concreta configurazione del mondo: quindi pensieri razionalmente motivati. Ed è sorprendente notare come la logoterapia, nel concreto, agisce cercando di riorientare la disposizione d'animo della persona verso nuove risposte, che devono ovviamente essere soggettive.
Si utilizzano tecniche come la dereflessione, che prevede di spostare l'attenzione dall'autovalutazione e ruminazione interna verso gli aspetti più oggettivi del mondo esterno, così da concentrarsi sull'obiettivo e non sulla paura di fallire. Questo viene rinforzato dall'intenzione paradossale, con cui la persona impara a rapportarsi alle sfide del quotidiano che possono provocargli ansia (magari per il fallimento) cercando di trarre motivazione proprio dalla possibilità del fallimento: si agisce per la curiosità di vedere quale sarà il risultato finale, poiché non è così scontato. Sebbene il ragionamento sembri essere deviato completamente, questo è in realtà esattamente ciò che fa Willy il coyote, il quale prosegue nell'impresa sisifea di catturare Beep Beep. È realistico pensare che il nostro eroe tragga energia proprio dalla realizzazione che ogni giorno è diverso e permette tentativi nuovi e imprevedibili, concentrandosi sul senso di sfida che gli dà Beep Beep più che sulla percezione di una sua qualche incapacità, così da non sentirsi mai sconfortato. L'insegnamento di Camus sembra dunque essere stato scientificamente avvalorato.
