Frieren e la decostruzione del fantasy

AntwangAnimeApprofondimento13 lug 2026

Frieren e la decostruzione del fantasy

Frieren ha attirato sempre più l'attenzione su di sé, scalando le classifiche, con la sua storia semplice ma significativa, al punto da essere stato considerato una rinascita per il fantasy negli anime dopo anni di monopolio della formula isekai, ormai percepita come stantia. Il motivo è presto detto: dietro quella trama apparentemente classica, che sembra riprendere i ben noti stilemi dell'high fantasy, si cela in realtà l'intento di portare la narrazione in direzioni inedite e anche antitetiche ai soliti stereotipi per dare vita a un'opera fantasy più matura e consapevole di sé stessa; in altre parole, un'opera che decostruisca il suo stesso genere di appartenenza.

Oltre la fine del viaggio

Questa poetica è ravvisabile già dal primo capitolo (o episodio) della storia, se si considera il capovolgimento delle aspettative del lettore attuato tramite la presentazione dei personaggi non prima di intraprendere la consueta missione, bensì a viaggio fatto e finito; anzi, addirittura mostrando il funerale dell'eroe Himmel, che aveva condotto il gruppo verso la sconfitta del Re Demone. Questa scelta inconsueta è carica di significato poiché esprime al meglio la volontà di tagliare i ponti con le opere passate ed evolvere la narrazione verso una visione più realistica di questo genere che, a partire dal suo nome, dovrebbe essere quanto di meno realistico possibile. L'intento di base è quello di analizzare ciò che avviene in seguito a tutto ciò che abbiamo sempre visto nelle altre storie fantasy, nonché di caratterizzare in maniera più introspettiva e matura tutti i personaggi, anche quelli non umani, per giungere così a una morale universale, applicabile anche alla vita umana ed estrapolabile allegoricamente dal particolare della vicenda fantasiosa, in un'operazione narrativa che affonda le sue radici nelle Favole di Esopo.

In questo caso, a ricoprire la figura di protagonista, non è dunque l'eroe che è ormai deceduto, bensì la sua compagna di viaggio, ossia l'elfa Frieren. La decostruzione della figura degli elfi, dotati di immortalità, avviene proprio tramite l'antropomorfizzazione di Frieren, alla quale vengono attribuiti comportamenti e in generale aspetti psicologici che ci si aspetterebbe da un essere umano, pur mantenendo intatte le specifiche caratteristiche della figura dell'elfo. A causa della sua immortalità, infatti, Frieren dimostra una condotta pressoché apatica nei confronti della vita, che dà per scontata in ragione degli innumerevoli anni, all'apparenza infiniti, che si ritrova a dover vivere. Per tale motivo, non riesce realmente a legarsi a nessuno dei compagni durante il primo viaggio, e si mostra costantemente distaccata dalle faccende umane, che concepisce come estremamente limitate e prive di senso. Come Saitama di One Punch Man, Frieren trova difficilmente gioia e motivazione nel portare avanti le sue faccende e percepisce la sua immensa potenza magica come un fardello che non le permette di essere minimamente stimolata nelle battaglie.

Un viaggio esistenziale

Frieren ci ricorda il valore esistenziale della morte, che paradossalmente, pur costituendo il termine irreversibile della vita, è anche ciò che dà un senso a quest'ultima: se la vita non avesse fine, si giungerebbe ben presto allo stato emotivo di Frieren perché mancherebbe un impulso ad agire motivato dal (più urgente) senso di finitezza che si percepisce giorno per giorno. La parabola di Frieren richiama l'insegnamento di Heidegger, il quale concepisce l'essere-per-la-morte come segno di esistenza autentica: con ciò si vuole intendere che solo avendo sempre presente davanti a sé la propria finitezza, l'essere umano può vivere pienamente, senza sprecare le sue giornate in balia di un senso di onnipotenza o, al contrario, di noia esistenziale. La figura dell'elfo in Frieren viene così analizzata criticamente e portata alle sue estreme conseguenze, senza essere data per scontata come nelle precedenti opere; proprio questo è il senso ultimo del concetto di decostruzione.

Pertanto, la trama di Frieren, che coinvolge la nuova missione dell'elfa e dei suoi nuovi compagni "oltre la fine del viaggio", non è una semplice quest orientata a uno scopo pratico, bensì coincide con un pellegrinaggio esistenziale verso una maggiore comprensione dei sentimenti provati da Frieren dopo la morte di Himmel nei confronti dei vecchi compagni, dei suoi antagonisti demoni e della vita in generale; il luogo verso cui sono diretti, ovvero l'Aureole, non è altro che un'allegoria di tutto questo, essendo considerato un luogo paradisiaco in cui è possibile interfacciarsi con le anime dei defunti. Il primo viaggio, che aveva appunto una direzione ben precisa, è da interpretare quindi come il simbolo dell'intero genere fantasy ridotto all'osso, ossia scomposto in tutti i suoi topoi narrativi perpetuati dai vari autori precedenti e globalmente riassumibile nella formula archetipica del viaggio dell'eroe teorizzata da Joseph Campbell; invece il secondo viaggio, che cerca di superare il precedente ma si alimenta degli insegnamenti di quest'ultimo (che viene infatti costantemente rievocato da Frieren), costituisce in tutti i sensi l'essenza dell'opera, che si pone come riscrittura avanguardistica del genere senza rinnegare le sue origini ma anzi partendo da quelle per innovarne il linguaggio.

La poetica della mondanità

Anche per questo, nel corso dell'opera, ci si focalizza spesso e volentieri su aspetti della vita dei personaggi considerabili triviali e non essenziali, in cui si valorizzano insegnamenti pratici ed etici per la vita di tutti i giorni – si pensi anche ai flashback pieni di massime e motti di spirito moraleggianti da parte di Himmel, replicati poi da Frieren nel presente. Questa è una tendenza ben presente anche in Dungeon food, un'altra opera che si è distinta nel panorama del fantasy contemporaneo per i suoi aspetti più avanguardistici: allo stesso modo che in Frieren, infatti, la sua storia si articola in capitoli che si soffermano di volta in volta su piatti diversi che i protagonisti cucinano a partire dalle materie prime del dungeon che stanno esplorando allo scopo di ritrovare la sorella di Laios. Anche in questo caso, quindi, si ha una missione che struttura il viaggio con tanto di oggetto del desiderio da recuperare – ricordando così l'archetipo di Campbell – ma che viene messa da parte per dare spazio ai momenti più mondani del cammino dei personaggi, attuando dunque un inedito cambiamento di prospettiva che ha lo scopo ultimo di far identificare maggiormente i lettori/spettatori con le vicende narrate. Questo modo di raccontare conferisce infatti più vicinanza alla realtà a un contenuto che ha pur sempre al suo interno un insieme di creature fantastiche e di dinamiche magiche.

Il senso più profondo di questo cambio di prospettiva risiede quindi nella volontà di passare a un tipo di fantasy più concreto e terreno (quasi in un'ottica nietzschiana di "fedeltà alla terra"), alla portata di tutti proprio nella misura in cui tematizza più consciamente aspetti come le ansie e i timori dei personaggi, la complessità delle loro relazioni interpersonali, i dilemmi etici circa il male: si veda, a tal proposito, la questione dei demoni in Frieren, che non vengono caratterizzati come zombie privi di autocoscienza, assumendo un profilo psicologico più grigio e sfaccettato che fa riconsiderare la loro natura come non unilateralmente maligna. In generale, si ha una spinta più radicata nella mondanità che richiama maggiormente la poetica slice of life, così da universalizzare al massimo la portata del messaggio. Questa operazione si può scorgere chiaramente anche nei battle shonen più celebri degli ultimi tempi: se le storie classiche che hanno dato il via alla popolarizzazione del genere (Dragon Ball, One Piece, Naruto ecc.) avevano protagonisti caratterizzati da un grande sogno (come diventare il re dei pirati o l'hokage) che motivava l'interezza del loro percorso narrativo, diversa è la situazione degli odierni shonen come Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man o Hell's Paradise (spesso citati insieme come una "triade oscura"), i cui protagonisti non hanno uno scopo prefissato e si trovano più che altro in balia degli eventi alla ricerca di un senso proprio attraverso il viaggio.

Lo stile postmoderno

Questi ultimi sostituiscono all'ottimismo e alla vitalità dei primi shonen un tono narrativo più marcatamente pessimista, tetro e disturbante, che si esplica tramite una maggiore violenza grafica e una focalizzazione su eventi tragici, sia esterni (continue morti di personaggi anche importanti) che interni (crisi esistenziali). In generale, i nuovi protagonisti sono spinti da motivazioni pressoché istintive e pulsionali, quindi più che mai umane (troppo umane), anziché da grandi schemi ideologici con una chiara morale: pensiamo a Denji che si fa reclutare come cacciatore di demoni principalmente per l'attrazione fisica che prova per Makima più che per un codice deontologico, oltre che per uscire da una condizione di totale smarrimento e solitudine.

In definitiva, tutti questi aspetti rispecchiano egregiamente la parabola esistenzialistica atea dell'edificazione progettuale del proprio scopo di vita da parte del Soggetto, che deve ricercarlo individualmente a partire dalle faccende umane, senza scivolare nel territorio della metafisica ma ancorandosi alla nostra esistenza concreta. Pertanto, si potrebbe dire che queste nuove opere risentono del clima di scetticismo e relativismo postmoderno che connota la nostra epoca storica: vale a dire un'epoca priva di grandi valori universali che dovrebbero guidare l'umanità, ormai svuotati di senso e non ancora correttamente sostituiti. Questa è piuttosto l'epoca del pensiero debole, che non edifica niente in chiave pro-positiva ma si limita a demolire il passato e suggerire scappatoie temporanee per il presente. Quindi, opere come Frieren e Dungeon food costituiscono piuttosto una risposta simile ma contrapposta a quella della "triade oscura", basata sulla ricerca di una moralità smarrita e dimenticata in un clima di serenità fondato sul valore delle relazioni intersoggettive con personaggi eroici che ancora hanno una speranza per il futuro. Che siano questi due esempi di storie post-postmoderne (magari metamoderne) solo il tempo ce lo potrà dire.