Her private hell: come fare poesia al cinema

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Her private hell: come fare poesia al cinema

Her private hell è il film sicuramente più sperimentale di Nicolas Winding Refn, al punto da essere stato poco apprezzato dal pubblico e persino dai critici al Festival di Cannes. Il regista ha dichiarato di averlo realizzato dopo un periodo di blocco creativo (il suo ultimo film era infatti di dieci anni fa), dal quale è riemerso con questo thriller fantascientifico con l'intento di aggiornare e innovare la sua poetica.

Una fiaba distopica

Il film decreta a tutti gli effetti un cambiamento di stile del regista, ma, più che arrivare dal nulla, esso si sostanzia e prende spunto dallo stile precedentemente adottato da Refn per portarlo verso una direzione inedita. Quindi, più che perdere o stravolgere gli elementi caratteristici della sua poetica, Refn decide di riprenderli e innovarli, aggiungendovi più strati. In Her private hell non è assente, infatti, l'usuale estetica espressionistica dai colori accesi, saturi e in forte contrasto (con enfasi sulle luci al neon), mista alla colonna sonora elettronica di genere synthwave (e quindi ispirata agli stilemi retrò degli anni '80). Questi elementi si trasformano per dare vita a un immaginario onirico e fiabesco, dai contorni ontologici sfumati e cangianti, con un'ambientazione distopica che omaggia il cyberpunk.

Refn ha principalmente creato film di genere neo-noir, in cui si focalizza sulle gesta di protagonisti antieroi, con una morale ambigua e prettamente personale (a metà strada tra giustizia e crimine) e una visione del mondo orientata al pessimismo e all'individualismo. Il genere in questione evolve il noir classico adattandolo alla sensibilità postmoderna dell'attuale società ed è caratteristico proprio del cinema. Questo tipo di film sfrutta infatti il medium audiovisivo per incrementare la cupezza della materia narrata: nel caso di Refn i colori sgargianti possono sembrare in contrasto con la moralità spenta e nichilistica dei personaggi, ma possono anche essere interpretati, espressionisticamente, come un'immagine esteriore delle emozioni forti e impulsive dei suddetti antieroi.

Una poesia noir

Her private hell riprende tutto questo aggiungendovi la tematica distopica, che quindi estende il pessimismo individuale dei personaggi all'intera società, che appare spenta, inquietante e ansiogena, pervasa da una nebbia, tanto fisica quanto emotiva, in cui si cela la forza antagonista della storia. A onor del vero, la cornice distopica non viene sviluppata più di tanto, lasciando spazio ancora una volta alla trattazione individuale dei singoli personaggi, messi in scena proprio a partire dalle loro pulsioni e inclinazioni sentimentali. Il tema principale è il rapporto con le diverse figure genitoriali da parte dei protagonisti, soprattutto quella del padre che assume diverse sfumature di significato psicologico: non mancano a questo proposito interpretazioni marcatamente psicanalitiche del film.

La narrazione del film diventa però più simbolica che mai, poiché costellata di continue immagini ad alto impatto visivo che, anziché spiegare razionalmente gli eventi, mirano a evocare sensazioni istintive e viscerali nello spettatore. È l'opera più sperimentale di Refn proprio perché abbandona completamente il tipo di narrazione diretta e prosaica dei film più comuni per sfociare nell'Avanguardismo puro. Il film vuole fare poesia visiva di ispirazione simbolista e surrealista: se molte scene sembrano assurde e prive di fondamento, il motivo è da ricercare nel diverso orientamento narrativo, che tende a evocare più che a spiegare, scavalcando la ragione per esplorare l'inconscio dei personaggi. Ogni avvenimento è raccontato come se fosse parte di un sogno che è per metà incubo, sviando appositamente ogni logica. È uno stile che ricorda la poetica leopardiana del vago e dell'indefinito, in cui si porta l'attenzione sulla facoltà dell'immaginazione (e non del ragionamento logico) per interpretare le immagini suggestive lasciate aperte e qui connotate in senso intimistico.

L'Avanguardia può sbagliare?

Detto ciò, non è detto che il film risulti piacevole nonostante sia volutamente sopra le righe. Fermo restando che l'apprezzamento per lo stile d'avanguardia e d'essai rimane soggettivo, ogni opera sperimentale rimane suscettibile di critica se i suoi elementi non sono ben coniugati e non confluiscono in un racconto armonico e funzionale all'effetto sperato sull'immaginazione. In altre parole, se risultano troppo sconclusionati e non evocano niente di profondo lasciando solo l'amaro in bocca della mancata comprensione della visione d'autore. Il caso di Her private hell ricorda quello di Megalopolis di Coppola, ancora più ambizioso nell'intento di costruire un nuovo tipo di narrazione cinematografica dallo stile poetico e teatrale, e proprio per questo accolto con la massima divisione da pubblico e critica.

Dunque, come molti altri film di questo tipo, l'ultima fatica di Refn potrebbe venire rivalutata nel tempo, poiché in questi casi bisogna aspettare che la prima impressione, maggiormente dettata dalle aspettative personali e dalla curiosità per il nuovo, affievolisca la sua carica emotiva per lasciare spazio a un'analisi più rigorosa e formale, prendendo il film come oggetto di studio ormai consolidato nel panorama artistico. Da parte mia, ho apprezzato la costruzione fiabesca del film e il suo immaginario visivo fortemente impattante ed eclettico (si riprende l'horror espressionista, la distopia cyberpunk e il dramma familiare in un contesto neo-noir... non è da tutti i giorni), ma non ho gradito il finale frettoloso e semplicistico, oltre che alcuni sviluppi di trama che stridono e sembrano fin troppo sopra le righe solo per aumentare il senso di assurdità generale.

Pro e contro

Pro

  • Narrazione visiva ed evocativa di tipo poetico e fiabesco
  • Estetica unica e fortemente impattante
  • Personaggi iconici

Contro

  • Sviluppo altalenante e non sempre all'altezza della narrazione
  • Terzo atto sbrigativo e a tratti banale