Hokum, ovvero come affrontare i propri demoni

Hokum è un buon esempio di folk horror perché utilizza gli stilemi di questo sottogenere per ribaltare almeno in parte le aspettative dello spettatore, trasformandosi ben presto in un horror molto più psicologico di quanto si potesse pensare inizialmente. Il protagonista Ohm è l'archetipo dello scrittore tormentato: per cercare di tagliare i ponti con il ricordo dei genitori morti tragicamente, si reca in Irlanda, nel posto in cui questi ultimi hanno trascorso la loro luna di miele. Nel mentre cerca di concludere il libro che fa da chiusura alla sua trilogia, cosa che sembrerebbe suggerire la sua volontà di lasciarsi alle spalle un mesto capitolo della sua vita una volta per tutte, per poi ripartire da una nuova direzione. Ma la realtà è che il malessere di Ohm è troppo forte, al punto che dopo poco assistiamo al suo tentativo di suicidio.
La discesa negli inferi
Il mistero del film riguarda le sorti dell'innocente barista dell'hotel Fiona che riesce a salvare Ohm, per poi scomparire nel nulla. Lo scrittore, mosso dalla volontà di ringraziarla, finisce per prendersi carico della ricerca, avvertendo l'urgenza morale del compito che si configura come un nuovo scopo vitale, anche se temporaneo. Non appena Ohm scopre la verità, ovvero che Fiona è stata uccisa dal receptionist dell'hotel Mal poiché incinta del suo bambino, questi si ritrova segregato da Mal nella stanza delle lune di miele, dove è costretto a confrontarsi con i suoi demoni, sia letteralmente che metaforicamente. In quella stanza si nascondono infatti delle presenze paranormali che tormentano chi vi rimane bloccato, tentando di condurlo con loro nel regno demoniaco presente nella parte sotterranea dell'hotel.
La stanza delle lune di miele è, pertanto, un'allegoria del malessere che tormenta Ohm, legato alla morte della madre che si scopre essere stata causata da lui stesso per un incidente, usando la pistola carica del padre. Il tentato suicidio riguardava dunque il senso di colpa divenuto ormai insopportabile, alimentato anche dalla successiva morte del padre dovuta all'alcolismo, sviluppato proprio a partire dalla tragedia. Si potrebbe pensare che Ohm abbia scelto la scrittura come via di fuga dal dolore se si considera il suo stile fortemente tetro e pessimista, che sembra quindi riportare nel mondo artistico tutto il suo turbamento interiore; la canalizzazione del dolore in una qualsiasi attività produttiva è infatti una forma di sublimazione che può portare effetti positivi a livello psicologico, poiché permette una trasvalutazione della negatività in un impulso creativo (anziché distruttivo). La tendenza a rimuginare anche nelle sue opere su elementi prevalentemente tristi è però considerabile un difetto di questo piano che porta a ripetere gli stessi pattern di pensiero disfunzionale, in un circolo vizioso fin troppo comune.

Una prigione mentale
Dunque, proprio come in Backrooms di Kane Parsons, Ohm si ritrova bloccato in una stanza ai confini della realtà, espressione del suo blocco mentale che lo porta a ripetere gli stessi errori senza riuscire a superare il trauma che lo attanaglia. Non a caso, tale stanza è proprio quella adibita alle lune di miele in cui i suoi stessi genitori - fonte del trauma - ai tempi avevano alloggiato. Considerando che anche Mal viene assalito dai demoni nel momento in cui entra nei sotterranei, possiamo descrivere l'hotel come un non-luogo (poiché prevalentemente mentale) in cui chi entra si trova ad affrontare il male che ha causato. Mal viene infatti catturato dai demoni che si cibano di lui, segno che il suo male, ovvero aver ucciso Fiona e il bambino che portava in grembo, era troppo grande e doveva essere punito. Il fatto che invece Ohm si salva, passando prima tra le fiamme dell'hotel incendiato, è simbolo di redenzione finale per il suo errore, poiché non realmente intenzionale; la prigione di Ohm è sempre stata psicologica, e quindi autoimposta, senza tenere conto della complessità morale della situazione, in cui non era presente un unico e chiaramente incolpabile responsabile della tragedia. I demoni della stanza sono dunque gli stessi che hanno sempre tormentato Ohm dal momento dell'incidente, vale a dire la depressione reattiva al trauma infantile; la stanza stessa è sì un tribunale, ma non giuridico-morale, quanto piuttosto il tribunale della coscienza, di un Io che non si dà pace.
La rivelazione finale circa il fatto che Ohm aveva bevuto a sua insaputa un whisky "corretto" con funghi allucinogeni non fa che corroborare l'interpretazione psicologistica di queste vicende, poiché permette di ricondurre tutto l'accaduto a un trip allucinogeno andato male proprio in quanto influenzato dalla condizione di disagio profondo antecedente l'assunzione della sostanza psicotropa. E dunque, i demoni si riconfermano come entità elaborate dalla mente annebbiata di Ohm a partire dal trauma sottostante, che ha trasformato l'esperienza allucinogena in un confronto più inquietante che mai con la sua interiorità già dilaniata. La risoluzione del caso, resa possibile proprio da Ohm, segna però il suo rinnovato interesse per la vita, che scaturisce proprio dall'esperienza mentale che ha vissuto e superato e che determina il cambiamento nella stesura del finale della sua saga, ora più speranzoso e altruistico.

Poiché aveva sempre cercato di fuggire, solo entrando dentro sé stesso e toccando con mano la profondità del suo dolore Ohm può dirsi guarito dal malessere; parallelamente, il protagonista del suo libro che stava per spaccare la bottiglia sul cranio dell'innocente bambino decide invece di rinunciare e invertire i ruoli, con il conseguente rifiuto di soccombere alla violenza anche da parte del bambino, mentre poco più avanti viene inquadrata la roccia sulla quale si poteva infrangere la bottiglia, così vicina ma mai trovata dai personaggi, come a dire che per risolvere i propri problemi non bisogna andare lontani, fino al punto da riversarli contro il prossimo, ma al contrario guardarsi dentro alla ricerca delle proprie risposte, che sembrano nascoste solo perché non si sa guardare. Per riassumere: noli foras ire, in te ipsum redi; in interiore homine habitat veritas. Insomma, l'improbabile cocktail allucinogeno si è rivelato più efficace di una terapia EMDR.
