Kingdom Hearts 4 arriva fuori tempo massimo?

LarryVideogiochiApprofondimento29 giu 2026

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C'è una domanda che aleggia attorno a Kingdom Hearts 4: un gioco come questo può ancora avere spazio al giorno d’oggi? Dopo quasi quattro anni di silenzio quasi totale, Square Enix ha riportato Sora sotto i riflettori durante il Nintendo Direct di giugno. Un nuovo trailer, la conferma della disponibilità su tutte le piattaforme di generazione attuale… Davvero bello, ma è tutto oro ciò che luccica o anche i fan storici sono arrivati a un punto di rottura?

Cos'è Kingdom Hearts

Partiamo dalle basi. Kingdom Hearts nasce nel 2002 su PlayStation 2 da un'idea che si rivela vincente: un action RPG che fonde i mondi Disney con i personaggi e l'immaginario di Final Fantasy. Il protagonista è Sora, un ragazzino armato di un’arma chiamata Keyblade. Accompagnato da Paperino e Pippo, egli viaggia di mondo in mondo per arginare l'avanzata dell'oscurità e dei suoi mostri, gli Heartless.

Pochi franchise riescono a costruire un legame affettivo così profondo con il proprio pubblico: i personaggi, la meraviglia di esplorare i mondi Disney in forma giocabile, e una colonna sonora che resta tra le più amate del medium. Kingdom Hearts si perdona molto proprio perché si fa volere bene. Ma "volersi bene" non significa "non avere difetti". E i difetti, qui, sono strutturali.

I difetti di una saga che gioca contro se stessa

Conviene distinguere tre problemi diversi, perché troppo spesso vengono buttati nello stesso calderone.

Primo: la narrativa convoluta. È la critica più celebre e più fraintesa. Il punto non è tanto che la trama è complessa, quanto il fatto che sia raccontata in modo dispersivo, piena di retcon, con una logica sui concetti di Cuore, Memorie e Nessuno che cambia le proprie regole quando fa comodo. L'introduzione del viaggio nel tempo, a un certo punto, ha fatto deragliare definitivamente il treno. Un dato su tutti rende l'idea: quello che si chiamava Kingdom Hearts III non era il terzo gioco, ma il decimo della serie. Alla sua uscita, milioni di persone sono corse su YouTube a recuperare riassunti da mezz'ora di una trama che, in molti casi, non avevano mai davvero avuto l’occasione di capire.

Secondo, e a nostro avviso il più sottovalutato: la frammentazione su mille piattaforme. Kingdom Hearts ha l'abitudine di spalmare elementi narrativi fondamentali su capitoli secondari, spin-off e portatili. Chain of Memories è uscito su Game Boy Advance pur contenendo passaggi essenziali tra il primo e il secondo capitolo. Nomura stesso ha più volte ammesso di scegliere prima la piattaforma e poi di adattarvi la storia. Il risultato è una bibliografia dai titoli quasi parodistici e un ordine di gioco che è diventato con il tempo una parete ostica da scalare per chiunque. Il problema, vedremo, non è affatto archiviato.

Terzo: le tempistiche bibliche. Tra Kingdom Hearts II e Kingdom Hearts III sono passati circa quattordici anni. Riempiti, peraltro, da spin-off che invece di chiarire complicavano. È il difetto che si lega in modo diretto alla domanda di apertura: quando una saga procede a questo ritmo, rischia di consegnare ogni nuovo capitolo a un pubblico completamente diverso da quello che aveva trovato inizialmente.

La fanbase scottata da Kingdom Hearts III

Va detto che Kingdom Hearts III non è un brutto gioco, e la critica all'epoca lo premiò con punteggi più che dignitosi, ma una fetta rumorosa e appassionata del pubblico lo visse come un'occasione mancata.

Il finale frustrò molti: improvviso, anti climatico, costruito su una sequenza di retcon e resurrezioni che svilirono il confronto finale, atteso per oltre un decennio e recuperato solo parzialmente in una successiva espansione della storia che si rivelò essere la conclusione vera e propria ma tagliata dal prodotto principale per questione di tempo.

A dire il vero, dopo Kingdom Hearts II le aspettative erano salite alle stelle e Kingdom Hearts III sarebbe dovuto essere (troppo) perfetto per soddisfarle. Quella delusione, per quanto stemperata dal tempo, ha banalizzato l’essenza del franchise.

La presentazione al Nintendo Direct di giugno 2026

Il 9 giugno 2026, a sorpresa e quasi in chiusura di Direct, Square Enix ha mostrato il primo gameplay di Kingdom Hearts 4 dal reveal del 2022. Il colpo d'occhio è straniante: Sora si muove in un'ambientazione cupa e fotorealistica, costruita su Unreal Engine 5, tra battaglie su scala colossali nelle strade di una metropoli che, per motivi di trama, si può ricondurre a Shibuya. E anche qui sono piovute critiche su una presentazione che di nuovo sembra non avere nulla e anzi si porta dietro un pesante bagaglio tecnico e di uncanny valley.

C'è però un'assenza che pesa più del resto: nessuna data, nessuna finestra di uscita. Square Enix ha mostrato il gioco e si è deliberatamente trattenuta dal dirci quando potremo metterci le mani sopra. Le voci parlano di un 2027 inoltrato, forse 2028. In pratica, dal reveal originale all'uscita potrebbero passare cinque o sei anni.

La Kingdom Hearts Collection e il buco nero dei capitoli mobile

Per preparare il terreno, Square Enix lancia l'8 ottobre 2026 una Kingdom Hearts Collection che raccoglie i capitoli principali inclusi di remake ed espansioni. Sulla carta è la mossa giusta: abbassare la barriera d'ingresso e rimettere in pari i nuovi giocatori prima di KH4. Nella pratica, però, la raccolta porta con sé proprio il difetto strutturale di cui parlavamo sopra e lo porta nel modo peggiore, perché restano tagliati fuori i capitoli mobile. E questi non sono giochi per completisti: sono i titoli (Union Cross e Dark Road) in cui vengono introdotti i personaggi che, a giudicare dai trailer, saranno centrali in Kingdom Hearts 4. Pensiamo a Strelitzia, la ragazza dai capelli rossi che accoglie Sora al suo risveglio a Quadratum: la sua intera vicenda esiste solo in Union Cross (che vi invitiamo comunque a recuperare perché le trame dei capitoli citati sono belle alla pari dei giochi principali); pensiamo a Sigurd, visto un'unica volta a Scala ad Caelum sempre nei capitoli mobile. La lista non finisce qui, ma evitiamo di procedere ulteriormente in un campo che potrebbe essere additato come pieno di spoiler.

Insomma, Square Enix ci consegna una Collection pensata per recuperare la saga al completo, ma omette i tasselli che spiegano i punti chiave del prossimo capitolo principale. E il paradosso si aggrava se si considera che quei capitoli mobile, nella loro forma originale, oggi sono di fatto ingiocabili, poiché i server su cui giravano sono stati spenti. La conseguenza è che un fan in buona fede arriverà comunque a KH4 senza gli strumenti per riconoscere chi accoglie Sora all’inizio del gioco. È il difetto di frammentazione del franchise riproposto pari pari, solo, stavolta, sotto forma di un prodotto venduto come soluzione (che, detto tra noi, è semplicemente la Integrum Masterpiece di qualche anno fa riproposta con un altro nome e resa disponibile su console).

Cosa rischia e cosa può riuscire bene

I rischi sono evidenti. Se KH4 uscisse davvero nel 2027-2028, saranno trascorsi otto o nove anni da Kingdom Hearts III e pochi di meno dal reveal: il pubblico adolescente del 2019 sarà adulto, e non è scontato che lo aspetti ancora. C'è poi il debito di fiducia post-KH3. C'è lo stacco tonale: l'ambientazione urbana e realistica di Quadratum (il nome dato da Nomura a Shibuya). Una serie di elementi che rendono l’operazione una scommessa che può entusiasmare quanto alienare. Infine, la questione narrativa irrisolta dei capitoli mobile rischia di riproporre il vizio di sempre: chiedere al giocatore di aver fatto i compiti su qualcosa che in classe non è stato spiegato dal professore.

Eppure le occasioni ci sono, e sono altrettanto concrete. La frattura narrativa di KH3 è la porta perfetta per un soft reboot. Diversi osservatori lo dicono da tempo: l'inizio della Lost Master Arc è il momento ideale per una narrazione più asciutta e focalizzata, capace di accogliere chi arriva oggi senza pretendere quindici prerequisiti. E poi, le fondamenta restano quelle giuste: Sora è ancora Sora, Paperino e Pippo sono al loro posto, e il combat system conserva l'energia cinetica che è da sempre il marchio della serie.

Allora, fuori tempo massimo?

La risposta più onesta è: dipende da cosa intende fare Square Enix con il tempo che si è presa. Se Kingdom Hearts 4 sarà l'ennesimo capitolo che presuppone una conoscenza enciclopedica costruita su piattaforme defunte, allora sì, arriverà tardi; tardi rispetto alla pazienza dei fan e rispetto alla propria storia. Ma se userà Quadratum per ripartire davvero, per trasformare i suoi ritardi e la sua frammentazione nel pretesto di un nuovo inizio, allora il "fuori tempo massimo" diventa il momento perfetto. E io non vedo l’ora di vedere Star Wars e Oceania invasi dagli Heartless.

La domanda giusta, alla fine, forse non è se Kingdom Hearts 4 arriva troppo tardi, ma se sarà abbastanza coraggioso da non comportarsi come tutti i capitoli che l'hanno preceduto.

Larry
Larry

Videogiocatore accanito, ama gli action e ha una passione infinita per giochi commercialissimi come Assassin's Creed e Kingdom Hearts! Gli horror? Non sa manco cosa siano