Ragione e sentimento al cinema: perché rimane un grande classico?

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Ragione e sentimento al cinema: perché rimane un grande classico?

Ragione e sentimento riporta al cinema il grande romanzo d’esordio di Jane Austen, uscito nel 1811. La trama segue le vicende delle due sorelle Elinor e Marianne Dashwood a seguito della morte del padre, che lascia la sua abitazione al figlio primogenito. Non ottenendo nulla dell’eredità paterna e sentendosi alienate nei confronti della famiglia per le scelte del fratello, le due protagoniste cercheranno di gestire le difficoltà di questo delicato passaggio, interessandosi nel mentre a trovare l’amore della loro vita.

La sorella maggiore Elinor viene dipinta come l’emblema della razionalità, in quanto appare composta, logica e pragmatica nelle sue scelte di vita, mentre Marianne è una persona più impulsiva e passionale, incarnando quindi il sentimento; questa contrapposizione esemplifica le due concezioni di amore presenti nella storia, come anticipato già dal titolo dell’opera. Nel corso della storia, le due sorelle impareranno a integrare vicendevolmente queste due facoltà che, se inizialmente separate, possono e devono comunicare tra di loro per un’elaborazione più completa non solo dell’amore ma anche in generale di tutto il vissuto interiore.

L'importanza di Jane Austen

Il nuovo film, che esce a seguito di un già riuscito adattamento cinematografico del 1995, riesce ugualmente a catturare lo stile e la poetica di Jane Austen, immergendo lo spettatore nel clima dell’Inghilterra ottocentesca. Jane Austen ha scritto durante il periodo della Reggenza (1795-1837), ricordata come un’epoca di grande fioritura artistica e culturale, a cavallo tra l’Illuminismo e l’era vittoriana, ma anche di un forte divario socioeconomico tra i nobili benestanti, soprattutto legati alle figure dei principi reggenti, e la restante popolazione urbana di ceto medio-basso.

Il clima culturale dell’epoca risentiva del Romanticismo, le cui opere tematizzavano principalmente il sentimento, in antitesi alla Ragione illuminista, connotato come la forza interiore che ispirava l’arte verso l’Infinito, scatenando le facoltà creative e geniali dell’artista, rimanendo anche alla base delle relazioni umane. I romanzi del Romanticismo erano noti per concentrarsi sulla tematica amorosa e sentimentale in maniera profondamente idealizzata, per restituire il senso di passionalità che contraddistingue le storie d’amore, ma allo stesso tempo sacrificando spesso la profondità narrativa e psicologica dei personaggi e la loro esplicita collocazione in un contesto storico-culturale. Questi ultimi aspetti vengono sviluppati in maniera programmatica (in senso “moderno”, per certi versi) dalla successiva corrente del Realismo, per poi confluire nel Naturalismo (ancora più scientifico e deterministico nell’analisi del contesto sociale), entrambi caratteristici della seconda metà dell’Ottocento.

Tra Romanticismo e Realismo

Jane Austen, pur collocandosi cronologicamente nella prima metà del secolo e quindi nel pieno Romanticismo, si rivela visionaria proprio perché anticipa, per certi versi, la poetica successiva del Realismo. Nelle sue opere non si ha un’idealizzata e superficiale presentazione della tematica romantica svincolata dalla realtà concreta, bensì traspare la volontà di radicare le vicende dei suoi personaggi nella realtà storica del tempo, per evidenziare le difficoltà e le sfide della vita senza scadere in una retorica smielata legata all’euforia sentimentale, che ne è una minima parte. Non è mia intenzione criticare il Romanticismo tout court, quanto piuttosto annotare le debolezze dei romanzi rosa pre-realisti poveri di contenuto emotivo profondo che vada oltre la semplice edulcorazione iper-ottimistica dell’esperienza amorosa (la mia storia d’amore preferita è Madame Bovary, da cosa si era capito?). Non a caso, non sono finiti nei programmi scolastici al pari di Austen, Emily Brontë e Mary Shelley.

Ma le opere di Jane Austen fanno appunto eccezione e le permettono di collocarsi al di sopra delle categorizzazioni classiche, oscillando continuamente tra il fervore romantico e l’analiticità psicologica e sociale radicata nel realismo-naturalismo, tematizzando spesso anche le sfide e i turbamenti che generano le storie d’amore a contatto con le difficoltà concrete del mondo reale. Ragione e sentimento, per essere il suo primo romanzo, conteneva già tutto questo, e il film riesce a riportarlo fedelmente adottando uno stile da period drama di realismo domestico, che cattura magistralmente l’estetica caratterizzante le opere di Austen definibile complessivamente come Regency realism.

Perché è un classico?

Queste categorie estetiche sono già di per sé esplicative della sensazione generale che l’opera vuole trasmettere, ossia la percezione dell’universalità del sentimento romantico. Questo vale sia nel senso di considerarlo in tutti i suoi aspetti, prescindendo dalla prospettiva unilateralmente fiabesca di cui sopra; sia nel senso di caratterizzarlo come un sentimento che, nonostante lo scorrere incessante del tempo e il conseguente mutamento delle epoche storiche, rimane sempre, essenzialmente, lo stesso, almeno nella nostra specie che ne condivide i tratti in maniera unica in natura. Ed è per questi motivi che possiamo considerare l’opera di Jane Austen un classico letterario a pieno titolo, al punto da far sentire la sua voce a distanza di più di due secoli, anche tramite nuove forme artistiche.

Il nuovo adattamento di Ragione e sentimento uscirà nelle sale italiane a partire dal 22 ottobre, non perdetevelo!