Resident Evil: come portare i videogiochi al cinema?

Il nuovo film di Resident Evil si inserisce nel recente filone di adattamenti cinematografici di opere videoludiche, un vero e proprio trend che può essere accostato a quello ormai assimilato dei cinecomic. L'intento è, in entrambi i casi, quello di restituire la medesima esperienza della fonte originaria in un formato inedito sfruttando le potenzialità date dall'uso di un medium artistico differente. La motivazione primaria sottostante rimane sempre e comunque la volontà di sfruttare un brand già consolidato per ottenere più facile successo e guadagno puntando sul desiderio sempre presente negli spettatori di proseguire ed espandere la permanenza in quel dato universo narrativo. Per questo bisogna valutare quanto il film riesca a innovare il franchise, non limitandosi a rincorrere i videogiochi in modo sterile.
Pregi e difetti
Resident evil rispecchia esattamente questa poetica mettendo in scena una narrazione che funziona principalmente come un esplicito omaggio al gameplay della saga di riferimento. Per fare ciò, il film adotta marcatamente la prospettiva del protagonista, che manda avanti la trama attraverso le sue azioni individuali e le interazioni con gli altri personaggi, i quali non assumono mai la sua stessa importanza per la storia e rimangono di contorno; alcune scene, soprattutto le più action riguardanti i combattimenti con gli zombie, sono girate con la nota suspense che caratterizza il gameplay originale. In questo modo viene appunto mantenuto il punto di vista in prima persona dei videogiochi e la sua componente survival horror, unendovi il tono comico e dissacrante sempre presente nella filmografia di Creggers, che in questo caso stride però troppo spesso con l'atmosfera horror e diventa via via più caricaturale e demenziale.

Il difetto principale di questo modo di raccontare è la scarsa caratterizzazione dei personaggi, che si muovono unicamente in funzione della trama e dell'azione scenica, allo scopo di restituire il senso di stare giocando al videogioco anche al cinema. Questa sensazione è alimentata anche dal grande citazionismo che viene fatto all'interno del film per tenere sempre ben chiaro il collegamento con la saga videoludica. L'inserimento degli easter egg è naturale in opere di questo tipo e non è di per sé scorretto. La pecca è quando il film risulta carente nella sceneggiatura perché non riesce a portare un qualsivoglia aspetto originale che arricchisca l'universo narrativo, limitandosi all'operazione tecnica di omaggio al gameplay e al citazionismo sfrenato, rischiando di qualificarsi primariamente come l'ennesima trovata nostalgica priva di sufficiente ispirazione e intrisa di fan service.
Copia o ispirazione?
Il film di Creggers è una via di mezzo. Di certo non rientra tra gli esempi più ignobili di questo tipo come i recenti film di Minecraft e di Five nights at Freddy's; casi in cui non c'è stato il minimo tentativo di costruire una storia, riducendosi a mostrare tutti i personaggi e le meccaniche di gioco come se fosse un compito delle vacanze fatto controvoglia a inizio settembre. Ma nemmeno può essere accostato agli esempi più virtuosi come le serie tv di The last of us, di Fallout e Arcane. In questi casi, la ripresa del gameplay passa in secondo piano rispetto alla costruzione di una narrazione unica e coinvolgente che, andando oltre la semplice presentazione in veste cinematografica del mondo di gioco, riesce a espandere la lore e le possibilità narrative, sfruttando proprio il cambio di medium.

L'obiettivo a cui questo tipo di film deve puntare è proprio quello di equilibrare il più possibile la parte di omaggio al gioco, che aggiunge più che altro novità formale nello stile di narrazione, e la costruzione di una storia inedita che giustifichi il nuovo capitolo della saga, aggiungendo novità nel contenuto. Senza questo bilancio, il cambio di medium non viene sufficientemente giustificato a livello teorico ed estetico, nel senso che appare troppo evidente la volontà di creare un'opera semplicistica che mira solo a portare i fan al cinema adattandosi alla forma videoludica, più che una vera nuova esperienza artistica che utilizza la forma cinematografica per fare di più, senza rincorrere lo status quo della saga di base: è la differenza tra copiare un'opera precedente cambiandone solamente il formato e ispirarsi a quell'opera per reinventarla su un nuovo piano estetico. Non è un caso che gli esempi migliori siano delle serie tv, in cui si ha più tempo per sviluppare la nuova storia e tutti i personaggi - non solo primari - avvicinandosi anche maggiormente all'esperienza videoludica per via della maggiore durata di fruizione che permette un senso di evoluzione narrativa più stabile.
