Spider-Man: Brand New Day, il prezzo di essere supereroi

Spider-Man: Brand New Day segna una svolta più introspettiva all'interno della saga del personaggio interna all'MCU. Dopo il finale di No Way Home, infatti, Peter è costretto a vivere una condizione di solitudine e alienazione sociale dovuta all'amnesia collettiva circa la sua identità indotta dall'incantesimo di Doctor Strange. Per l'ennesima volta, Peter ha dovuto sacrificare la sua vita personale - incluse le sue relazioni intime con Ned e MJ - in favore del dovere da supereroe; questo, unito alla precedente morte della sua zia May - che fa da evento canonico di questa specifica versione di Spider-Man, per citare Across the Spider-Verse -, fa sì che Peter si trovi nel suo momento più buio e deprimente.
Lo smarrimento di Peter
Il film si apre infatti con un montaggio che evidenzia la nuova vita di Peter alle prese con la sensazione di isolamento sociale - sulla falsariga del montaggio iniziale di Across the Spider-Verse inerente a Spider-Gwen - che comporta un vuoto esistenziale nella sua vita personale, contrapposto ai successi ottenuti nella sua vita "professionale". Il cuore del dilemma di Peter risiede nel fatto che lui potrebbe rivelarsi ai suoi vecchi amici (di cui si limita a seguire le vite online sui social) come aveva loro promesso prima che perdessero la memoria, ma decide di non farlo poiché tormentato dal dubbio che farli rientrare nella sua vita possa metterli in pericolo o, in generale, sottrarli a una condizione di maggiore serenità e spensieratezza. Quest'ultimo punto, se esteso al di là del contesto supereroistico, diventa una buona allegoria del malessere depressivo, in cui Peter sembrerebbe ricadere, poiché è tipico, in uno stato mentale simile, pensare di dover tenere tutto nascosto per non traslare il peso della propria negatività sul prossimo e non essere percepiti in maniera radicalmente diversa dalle aspettative date in precedenza.

Obiettivamente, però, si tratta di un'ansia irrazionale che non fa altro se non alimentare il senso di solitudine, anche quando si è circondati da altre persone e si ottengono riscontri positivi in altri ambiti come quello professionale: in generale, si ha la sensazione di portare una maschera pirandelliana che cela il reale stato interno, che in questo caso è letterale poiché si tratta di Spider-Man, il supereroe che più di tutti cerca di non essere smascherato. I cambiamenti improvvisi nei suoi poteri, che si attivano non a caso dopo essersi riavvicinato più che mai a Ned e MJ scoprendo che quest'ultima ha un fidanzato, sono interpretabili perciò come una risposta del corpo al disagio emotivo, ossia una somatizzazione dovuta al forte stress della condizione di Peter. Infatti, ora riesce a produrre ragnatele del tutto organiche, ossia generate dal suo stesso corpo, e oltre a questo dimostra mutamenti repentini dell'umore come una maggiore irritabilità durante il combattimento con Scorpion, che ha messo in pericolo persone innocenti.
Distrazioni e false soluzioni
La decisione di Peter successiva a questo evento è quello di costruire un inibitore dei suoi nuovi poteri più impulsivi (che potremmo paragonare a un farmaco sedativo, ma ora sto esagerando) dopo essersi confrontato con Bruce Banner. L'inserimento di Hulk in questo film risulta funzionale all'esplorazione della tematica psicologica, dal momento che anche Bruce incarna il modello di supereroe che non riesce a tenere a bada i suoi poteri sentendo di diventare un'altra persona in balia degli impulsi più distruttivi nel processo di trasformazione: Hulk diventa simbolo dell'Es che prende il controllo dell'Io scalzando il Super-io come in gran parte delle patologie psichiatriche. Non a caso, dopo la più recente perdita di controllo di Bruce che vediamo a metà film, quest'ultimo viene portato in un istituto psichiatrico per gestire il suo momento più critico.

Questo fatto dimostra come lo stratagemma adottato anche da Peter di utilizzare inibitori non risolve il problema alla radice, ma semplicemente lo spegne in maniera artificiale evitando di affrontarlo dall'interno. Questa non vuole essere però una critica all'uso di psicofarmaci, quanto piuttosto all'uso esclusivo e acritico di questi ultimi se contraddistinto dal convincimento che siano una panacea infallibile che agisce terapeuticamente sulla psiche, quando in realtà questi lavorano sul sistema nervoso, ossia a un livello principalmente neurochimico più che psicologico-esistenziale.
Il senso intimo dei superpoteri
L'aspetto della trasformazione in un'entità diversa, pulsionale e difficilmente controllabile ricorda peraltro la trattazione del personaggio di Venom nel terzo film della trilogia di Sam Raimi (trattazione che sarà stata anche carente ma fa più bella figura rispetto alle più recenti trasposizioni del simbionte), dal momento che si tratta a tutti gli effetti di un tema ricorrente nella narrativa supereroistica. I superpoteri in molte storie, soprattutto di supereroi più giovani, possono essere ricondotti allegoricamente a mutamenti nella personalità di questi ultimi, così come ad alterazioni del corpo eventualmente di natura psicogena. Questa tematica viene chiaramente evidenziata nelle opere che compiono un'aperta decostruzione degli stilemi supereroistici, come avviene ad esempio nell'universo di The Boys, soprattutto tramite le storie dei super della Godolkin University in Gen V. La stessa Marvel, di recente, aveva già compiuto un'esposizione più marcata in questo senso nel film Thunderbolts, nel quale il personaggio di Void è una lampante rappresentazione della depressione.

Ebbene, anche l'antagonista di Brand New Day è utile a portare avanti tale riflessione introspettiva. Jean Grey non è un vero villain che agisce per portare avanti un progetto malevolo. Il suo comportamento distruttivo e manipolatorio nasce dall'esperienza traumatica della separazione dalla sorella, catturata dal Damage Control per studiarne i poteri telepatici. Alle due è stato semplicemente negato di avere una vita normale in virtù delle loro caratteristiche neurologiche atipiche (se vogliamo, una metafora delle neurodivergenze; ironico che il loro potere sia entrare nella mente altrui: letteralmente il masking sociale). Il loro dramma personale è di essere concepite da chi potrebbe aiutarle a canalizzare costruttivamente queste capacità, ossia il Damage Control, come contenitori vuoti di superpoteri da studiare scientificamente, anziché persone dotate di autonomia e dignità.
Jean ha il solo scopo di ritrovare la sorella, che scoprirà essere deceduta durante gli esperimenti, cosa che scatena il suo attacco finale in cui dimostra di avere un potere maggiore di quanto non si potesse stimare. Peter realizza giustamente che il modo per fermare una forza antagonista che non è naturalmente maligna, bensì generata da un male eteronomo, non è annientandola spietatamente, ma anzi comprendendola e muovendola verso l'autocomprensione di sé stessa. Quello che avviene nel finale è l'ascolto empatico di Peter (non privo di self-disclosure) nei confronti di Jean che la porta a riflettere sulla loro comune condizione di sofferenza, da utilizzare come base per andare avanti nel momento in cui si realizza di avere compagni di vita disposti a tendere una mano anche nei momenti di crisi, in un atto di etica della pietà schopenhaueriana.
La ricostruzione come vera soluzione
Similmente, la soluzione più autentica al dissidio di Peter è quella di esternare la sua condizione agli affetti più stretti per valutare se questo lo aiuterà a stare meglio (nel caso contrario, non sarebbe di certo per un suo errore), ossia, fuor di metafora, rivelare la sua identità almeno a Ned e MJ per reistituire un contatto che lo aiuti a uscire dall'abisso (la socializzazione con persone care è pur sempre un aspetto fondamentale nella riduzione dei sintomi depressivi), senza arrogarsi la presunzione di sapere in anticipo come reagiranno i suoi vecchi amici. Infatti MJ, dopo aver scoperto la verità ritrovando la vecchia lettera di Peter, lo rimprovera proprio perché, decidendo di non dirle niente, è come se avesse deciso per lei che cosa avrebbe dovuto pensare... in ultima analisi, sbagliandosi. Perché, se è vero che la loro relazione non potrà più essere quella di prima considerati i differenti sviluppi della vita di MJ e l'impossibilità di forzare un sentimento come l'amore per una persona che dovrà conoscere da zero, ciò non esclude la possibilità di instaurare un diverso tipo di rapporto altrettanto edificante e remunerante... senza contare che in futuro la situazione potrebbe cambiare ancora.
