Takopi's original sin, ovvero la natura umana del Male

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Attenzione: possibili spoiler nel contenuto.
Takopi's original sin, ovvero la natura umana del Male

Takopi è un alieno proveniente dal pianeta Happy con la missione di rendere felici le persone che incontra con l'ausilio di oggetti provenienti dal suo luogo natale. La serie sfrutta così il celebre trope dei gadget magici stile chiusky di Doraemon per farne una decostruzione orientata verso il realismo tragico nel momento in cui la magia incontra il male del mondo terreno. Takopi assiste infatti Shizuka, una ragazzina sola, con un padre assente e vittima di bullismo a scuola, scoprendo che i suoi oggetti felici non riescono a curare il malessere profondo che la pervade, al punto che uno di questi viene usato nella maniera più tragicamente ironica che si possa immaginare. La serie riesce a fondere perfettamente elementi comici, anche estremamente dark, al suo tono generalmente drammatico.

Uno straziante ritratto del trauma

Il tema principale dell'anime è l'analisi accurata che fa del bullismo. Marina, la compagna di Shizuka, è al contempo vittima e carnefice poiché si scopre che la sua situazione familiare è estremamente dolorosa: i genitori violenti che litigano costantemente tra di loro e cedono a tradimenti e alcolismo la trattano male, arrivando alla violenza fisica e psicologica, allo stesso modo in cui Marina tratta Shizuka. Lei non fa altro che sfogare il suo dolore, che è ad un tempo tristezza e rabbia repressa, contro la compagna che percepisce più debole di lei, dal momento che non può fronteggiare i suoi genitori che hanno una posizione di autorità. È il classico meccanismo che da sempre caratterizza il bullismo, che si configura come la propagazione epidemica di un male invisibile a partire da un'implicita gerarchia che si viene a creare tra le persone coinvolte, fluendo dall'alto verso il basso senza però calare di intensità.

Il messaggio è tanto laconico quanto straziante: il dolore è un fiume in piena che, se non arginato, distrugge anche il terreno circostante. Poiché la serie ci tiene per tutto il tempo a esporre le sue vicende senza giudizio moraleggiante, concentrandosi piuttosto sulle cause profonde che generano il male, si riesce a comprendere la visione di ogni personaggio. La vera causa dei comportamenti malevoli che adottano è il trauma che ognuno di loro ha subito (ciò vale sicuramente anche per i loro genitori), più che un'innata predisposizione alla cattiveria. La personalità di un individuo è influenzata anche dall'ambiente esterno, al punto che, nei casi di trauma, la componente acquisita scalza più facilmente tutto il resto. La stessa Shizuka, dopo tutto quanto subito nel corso della serie, diventa sempre più rancorosa e meno empatica, e in generale più distaccata dalla realtà al punto da sembrare emotivamente anestetizzata: la sua reazione eccessivamente gioiosa alla morte di Marina è il primo campanello d'allarme in tal senso.

La cultura del successo

La serie si esprime anche su un altro tema pedagogico importante attraverso la storia di Naoki. Si scopre che quest'ultimo è cresciuto subendo una pesante svalutazione indirettamente perpetrata dalla madre che lo paragonava costantemente al fratello maggiore, assunto come ideale di condotta e bravura a livello scolastico. L'episodio che approfondisce il passato di Naoki è tanto tetro e ansiogeno come il resto della serie poiché mette in scena egregiamente il suo crescente senso di impotenza e rassegnazione, degenerato in odio per sé stesso, dovuto alle continue critiche della madre che esigeva una perfezione disumana da parte sua. Si tratta di un modello di educazione tristemente diffuso nei Paesi dell'Estremo Oriente, noto come tiger parenting; è facile pensare che questo fenomeno, dando vita a una comune forma mentis orientata al sacrificio del proprio benessere in favore del successo nella carriera, influisca poi sulla cultura del superlavoro presente in questi stessi Paesi.

Tale metodologia non è infatti benefica a livello psicologico poiché sfocia fin troppo comunemente in burnout, dovuto all'annientamento del sé in favore dei buoni voti, e depressione, generata dalla sensazione di indegnità per via dell'affetto condizionato dato dal genitore. Dato che la perfezione non esiste realmente, ci sarà sempre qualcosa da criticare nel bambino, che per questo non raggiungerà mai le aspettative che il genitore ripone in lui, aumentando quel circuito di pensieri disfunzionali che distruggono l'autostima del figlio man mano che cresce: la mente, abituata alle critiche esterne, diventerà sempre più autocritica.

Dopotutto, si nota chiaramente che il fratello di Naoki non è realmente perfetto come la madre vuole far pensare a quest'ultimo, viste le distrazioni che aumentano durante la crescita e che distolgono spesso la sua attenzione dal percorso di studi; questo non fa che dimostrare l'arbitrarietà del giudizio della madre, che ha stabilito dogmaticamente di innalzare il fratello di Naoki a ideale irraggiungibile per forgiare il figlio minore e spronarlo a essere ancora migliore. Il prezzo è la logorante e onnipervasiva insicurezza che quest'ultimo prova, non sentendosi mai abbastanza e ricercando costantemente l'approvazione altrui: così si dovrebbe interpretare l'aiuto incondizionato che offre a Shizuka per occultare il cadavere di Marina, dettato dalla sua tendenza a compiacere le persone per il timore di perdere il loro affetto, mai ottenuto propriamente dalla madre.

Il peccato originale

In mezzo a tutto questo male, Takopi si rivela impreparato e finisce per propagarlo in prima persona. Il peccato originale che fa da titolo all'opera riguarda la sua decisione di cedere uno degli oggetti magici a Shizuka, cosa espressamente vietata dalla Madre che governa il Pianeta Happy. Da quel momento tutto va in malora e lo stesso Takopi finisce per fare del male uccidendo Marina con un altro dei suoi gadget. Il peccato è più profondo di quanto sembri, poiché non è unicamente circoscritto all’atto in sé, bensì coincide globalmente con il fallimento dell’obiettivo di Takopi: il vero peccato consiste nella sua irrimediabile contaminazione con quella “valle di lacrime” che è il mondo umano, laddove avrebbe dovuto rimanerne separato come una divinità trascendente che esercita la sua somma benevolenza attraverso la cessione del libero arbitrio alle sue Creature, senza intromettersi nell'agire terreno. Takopi era infatti tenuto ad assistere la persona affidata comportandosi come uno spettatore dall'alto che, pur interagendo direttamente con le persone, mantiene sempre il controllo della situazione.

La scelta di discendere sulla Terra porta quindi Takopi a regredire al livello dei terrestri macchiandosi del Male che scaturisce dalla loro corruttibilità. La scena in cui Takopi torna nel suo pianeta e si prende con la forza quello che vuole, contro la volontà della Madre, che arriva addirittura a schiaffeggiare, segna la sua integrazione con il mondo umano e la conseguente introiezione dei modi di fare terrestri, inclusi tutti i loro vizi. Takopi non è più teologicamente pulito: è diventato un essere corrotto in balia di affezioni irrazionali. Questo aspetto richiama espressamente il concetto biblico della Caduta di Adamo ed Eva dal Giardino dell’Eden, che ha luogo dopo che questi si sono simbolicamente abbassati al livello del serpente, concepito come una tentazione pulsionale indegna di un luogo puro come il Paradiso.

Ma, allo stesso tempo, è proprio dopo la Caduta che Adamo ed Eva iniziano a percepire consciamente la loro condizione esistenziale e il loro stato interiore, iniziando dal sentimento della vergogna per la nudità e il successivo senso di colpa per l'atto. La violazione dell'Albero della conoscenza del Bene e del Male fa emergere la loro natura di esseri finiti e, quindi, imperfetti e soggetti al peccato. Similmente, Takopi comprende la vera portata delle sue azioni (come la morte prima di Shizuka e poi di Marina) solo osservandone le conseguenze in atto a contatto con l'inedita realtà terrestre dopo che ha disobbedito alle direttive; dunque, inizia a discernere il Bene e il Male a posteriori, tramite la sua deiezione (nel senso heideggeriano di Verfallenheit) che lo porta al livello degli umani, proprio come Adamo ed Eva.

Il significato del finale

Quindi come si risolve il problema del Male umanamente perpetrato? Ebbene, il finale segna la riconciliazione di Shizuka e Marina tramite il comune ricordo di Takopi che permane sbiadito nel loro inconscio. Se questa scelta narrativa può sembrare scontata e banale, vanificante la complessità psicologica e filosofica di cui l’opera era pervasa in precedenza, bisogna considerare in realtà il suo significato più profondo, che lo rende il finale più realistico e adatto a chiudere la vicenda esistenziale di Shizuka e Marina. Takopi diventa qui il simbolo della sofferenza che entrambe le ragazzine hanno vissuto in prima persona, in quanto è la figura che ha tentato di curare ingenuamente il loro malessere, permettendo ora la realizzazione conscia della loro precedentemente ignorata somiglianza.

La vera soluzione è infatti la sensibilizzazione su simili tematiche basata sulle scienze umane e orientata a un mutamento socioculturale sempre più esteso, così da minimizzare il male che discende, dopotutto, anche da una componente di ignoranza circa le dinamiche profonde dell'agire umano; la serie cerca proprio di fare questo, in definitiva. Non c'è modo più semplice e sbrigativo se non quello di fare un lavoro graduale sul piano della sovrastruttura sociale che inverta la rotta generando del bene a partire dall'accostamento comprensivo ed educativo di esperienze dolorose, in un'ottica di pessimismo eroico di leopardiana memoria: la comune condizione di malessere può e deve spronare all'unione altruistica della collettività per gestire il mondo in maniera consona per l'intera specie, cercando di massimizzare il Bene.

Il sacrificio finale di Takopi sta a indicare, in quest'ottica di materialismo storico-sociale, proprio l'inaffidabilità di eventuali soluzioni esterne che possano salvare l'umanità come un deus ex machina venuto dal cielo: sia perché sono irrealistiche, sia perché non è detto che affronterebbero il problema alla radice. L'umanità deve salvarsi con le proprie mani, perché anche secondo una prospettiva religiosa il male è generato dal loro libero agire. E Takopi, giungendo a questa comprensione a seguito della caduta, realizza che il suo atto finale deve essere la regressione al di fuori del pianeta Terra, verso uno stato di trascendenza con cui può lasciare gli umani liberi di autodeterminarsi, senza per questo non essere presente nell'animo di Shizuka e Marina come silente influenza spirituale.